San Severo – la storia

Secondo la leggenda rinascimentale, la città di San Severo fu fondata dall’eroe greco Diomede col nome di Castrum Drionis (Casteldrione), rimasta pagana fino al 536, quando san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto e celebre per le prodigiose apparizioni dell’arcangelo Michele nel Sacro Speco del Gargano, avrebbe imposto all’abitato il nome di un fantomatico governatore Severo, da lui convertito al cristianesimo.

San Severo sorge nell’antica Daunia e nell’agro della città sono state rinvenute tracce di vari insediamenti neolitici.

Tra l’età longombarda e quella bizantina s’irradiò dal monastero di Cassino il monachesimo benedettino, e con esso il culto del santo apostolo Severino, abate del V secolo precursore di san Benedetto.  Sorse, dunque, una primitiva chiesetta dedicata a san Severino, presso cui si formò intorno all’anno mille, grazie al continuo afflusso di fedeli pellegrini diretti a Monte Sant’Angelo, l’odierna città chiamata inizialmente Castellum Sancti Severini, e sorse sul probabile itinerario della Via Sacra Longobardorum.

L’agglomerato, sviluppatosi rapidamente grazie alla posizione favorevole ai commerci, assunse ben presto una notevole impotanza e fu sede di mercanti veneti, fiorentini, saraceni ed ebrei.

Nel 1230 la città si ribellò all’imperatore Federico II che, dopo averla punita con l’abbattimento delle mura, la cedette ai Templari. Fu poi dichiarata città regia ed ospitò diversi monarchi.

Fino al 1521 quando dovette di nuovo difendersi: “Nello stesso anno 1521 Carlo V, con pretesto di aver bisogno di danaro, vendette la nostra Città per 40,000 ducati (L. 170.000), a Ferrante De Capua, Duca di Termoli. Eccone la decisione tradotta: “Viste le lettere emanate da Cesare, e dalla Maestà Cattolica, e le vendite della città di Termoli e della Terra di San Severo, i privilegi e i procuratori uditi pienamente, decretiamo la pienezza del potere della quale serve a Sua Maestà dovere e potere valersi nel vendere la detta città e la Terra, non ostante i privilegi. Dato in Castelnuovo, Napoli, il giorno 26 Settembre 1521”. Tale documento fu dichiarato dai contemporanei contro il diritto naturale delle genti. Ma c’era chi difendeva la nostra Città col cuore e con le opere e costui era il Sindaco di San Severo, Tiberio Solis. Egli, prima che il Duca s’impossessasse della Città, andò a Worms, per presentare i certificati di Roberto e di Giovanna I d’Angiò, che l’avevano dichiarata Regia. L’imperatore rinviò l’istanza al Vicerè, ma benché le ragioni fossero valide, si sentenziò che la vendita era ben fatta!… Allora Tiberio Solis, visto inutile ogni tentativo, si offrì di comprare lui la Città per 42,000 ducati (L. 177,500) per cui San Severo il 9 maggio 1522 fu dichiarata perpetuamente Regia ed inalterabile per il sacrificio e l’amore del Sindaco Tiberio Solis”. da E. Azzeruoli, “Un po’ di folklorismo paesano” Napoli, 1934

Nel 1579 all’apice del suo prestigio ma anche in avanzata decadenza economica, la città fu venduta al duca Gian Francesco di Sangro, che ottenne per i suoi eredi il titolo di principi di San Severo. Fu l’inizio del declino, nonostante nel 1580 la città fosse stata promossa sede vescovile da Gregorio XIII: il 30 luglio del 1627 un catastrofico terremoto la rase al suolo quasi completamente.

La ricostruzione fu lenta, ma nel Settecento, ritornata al centro di interessi commerciali e soprattutto agricoli, San Severo rifiorì in spirito barocco e vide sorgere sfarzose costruzioni, tra cui i numerosi palazzi borghesi e nobiliari, i monumentali monasteri dei Celestini (attuale sede del Palazzo di Città, foto qui a sinistra) dei Francescani e delle Benedettine e diverse chiese.

La fiorente età barocca ebbe traumatica fine nel saccheggio operato nel 1799 dai francesi, quando l’esercito repubblicano represse nel sangue una violenta rivolta reazionaria contro i giacobini; questi erano stati trucidati dalla folla inferocita che, fraintendendo la volontà egalitaria dei giovani concittadini reazionari, aveva abbattuto l’albero della libertà.  Fu l’inizio simbolico di un nuovo corso politico e civile che portò alla definitiva trasformazione della Città.

Nel 1811 divenne sede di Sottoprefettura mentre nel 1819 s’inaugurò il Teatro Comunale “Real Borbone”, il più antico di Puglia. Nel 1854 fu inaugurata la grande Villa Comunale, presso il Convento dei Cappuccini e nel 1858 fu istituita la Biblioteca Ferdinandea, oggi intitolata al grande stampatore sanseverese Alessandro Minuziano.

Nel ‘900 la città acquista sempre più una fisionomia moderna: nel ’15 apre il nuovo Ospedale Civile, nel ’23 è inaugurato, alla presenza del principe erede al trono d’Italia Umberto I di Savoia, il grandioso edificio scolastico “Principe di Piemonte”

e nel ’37 inizia la sua attività il nuovo Teatro Comunale progettato dall’architetto Bazzani e decorato dall’artista Luigi Schingo, la monumentale struttura è oggi intitolata a “G. Verdi”.

Nella seconda metà del secolo, in un clima culturale ricco di fermenti, vivono a San Severo personalità come lo scrittore Nino Casiglio e il geniale fumettista Andrea Pazienza.

 

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